Erasmus, 6 anni dopo:

-Te lo ricordi di che colore era il mare ad Istanbul?

-sì, di un blu senza parole

-e poi l’oro del tramonto e il nero della notte senza fondo

-come quei pensieri lunghi senza fine che inseguivamo di sera, insieme

-ti ricordi come eravamo innamorate, di tutto e di tutti?

-ti ricordi come ci prendevamo sul serio? E come invece niente era ancora iniziato…

-Mi mancano le notti senza fondo con i pensieri in tempesta

Mi chiedo sempre che ne sarà di questo ricordo che già è diverso da com’era l’anno scorso e l’anno prima ancora. Mi chiedo sempre se mi sentirò mai più così, libera come ci si sente quando niente è ancora iniziato e niente è mai ancora finito.

Esisteva solo “adesso” ad Istanbul…e “adesso” è una cosa che forse non si può mai davvero ricordare.386518_138407586263180_455452808_n

 

Il vento del Nord:

19747967_1166241440146451_1420553987_o“Il vento del Nord soffia sempre su tutta l’isola e mai da un lato soltanto”, mi disse una sconosciuta all’uscita dell’aeroporto. I capelli mi coprivano il viso e mi andavano negli occhi mentre cercavo di farle un cenno, se non altro per farle capire che avevo sentito il suo commento.

-“Almeno non farà il solito caldo bestiale…”

-“Non è la prima volta a Malta?”

-“No, vivo qui da tre anni…e tu?”

-“Sono maltese, ero in Italia per lavoro, un convengno noioso…piacere di conoscerti, Martha”

-“Piacere mio, Francesca.”

Le feci compagnia su una di quelle panchine al sole su cui a mezzogiorno puoi cuocere le uova e parlammo per una buona mezz’ora. Parlava soprattutto lei, di come da piccola suo nonno le aveva insegnato i nomi del vento, di come l’acqua a Nord dell’isola sia più bella di quella dei Caraibi, che pure le era piaciuta, ma le ricordava un suo grande amore finito male…viaggiavano molto insieme, prima di cominciare a smettere di amarsi.

-“E tu, come mai qui?”

Le raccontai di come in Italia, al Sud, non sia facile trovare lavoro. E comunque non solo questo…. a Malta puoi vivere più tranquilla, senza preoccuparti troppo di come tornare a casa la sera se sei da sola,  senza avvilirti troppo della quotidianità scandita dai doveri, visto che dopo il lavoro si può andare a mare quasi tutto l’anno. E poi le dissi di quell’amore che un bel giorno andò via senza tornare mai più, ma dopo tutto su quest’isola si è tutti un po’di passaggio e non se ne può fare una colpa a nessuno…

“Io all’amore non ci credo più”

“Però hai amato…”

”l’amore vero non finisce”

“Quindi ci credi”

“Forse, ma non so se troverò mai un’altra persona che ci creda…sai com’è, bisogna essere in due…”

Il vento del Nord ci scompigliava i capelli e portava sulle nostre labbra il sapore salato del mare dell’isola, che in fondo non era poi così diverso dal mare di casa mia e mi faceva sempre sentire meno straniera. Facevo anche io parte di quella gente a cui i genitori insegnavano a nuotare e a camminare dando alle due cose la stessa importanza, a cui il sole non scotta la pelle ma la rende dorata, a cui puoi togliere tutto ma non il mare.

Io e Martha eravamo parte dello stesso popolo, lei aveva gli occhi pieni di tutti i riflessi che aveva visto tuffarsi nel mare, proprio come me, che il mare lo portavo ogni giorno con me perché rendesse le mie giornate più leggere.

E poi entrambe credevamo all’amore, nonostante tutto, nonstante “bisognasse essere in due” e alla fine ci sembrava sempre di essere le sole ad amare davvero.

Quando ci alzammo dalla panchina per tornare alle nostre rispettive vite pensai di non essere poi così “straniera”.

Dove c’è gente col cuore spezzato che non ha smesso di credere nell’amore e dove c’è un mare capace di alleviare certe sofferenze “casa” non può mai essere così lontana.

 

Libertà:

L’ho incontrata su un lembo di terra in cui le città si chiamano come in Africa, il cibo profuma come in Italia e le persone si chiamano come in America. Il mare invece è loro soltanto, di un colore che esiste solo su quelle rive, tra quella gente orgogliosa, riservata e incantatrice.

Quando la vidi per la prima volta pensai che solo quella terra infuocata poteva averla cresciuta. Fiera come una leonessa, con la pelle scottata dal sole e gli occhi neri come il Mediterraneo di notte, una sera d’estate mi fece sprofondare l’anima nello stomaco come un sasso dentro al mare.

La tenerezza di una donna che conosce tre lingue ma che non sa parlare d’amore, le liti, i nostri corpi che pur di amarsi hanno imparato a parlare al posto nostro.

La libertà è amarla senza chiedermi cosa verrà domani, perchè lei è come le onde del suo mare e non la puoi fermare.

Ekho:

Tanto tempo fa, in un villaggio alle pendici di grandi rocce alte fino al cielo, il pianto di una neonata attirò l’attenzione di un vecchio monaco che passeggiava immerso nei suoi pensieri.

L’anziano, in un primo momento, non riuscì a capire da dove provenisse quel suono che rimbalzava tra le rocce, si tuffava nel fiumiciattolo e riemergeva da tutti gli interstizi tra le pietre. Fu un riflesso dorato ad aiutarlo nella sua ricerca. Dopo una vita di contemplazione e comunione con ogni parte viva o morta del luogo il vecchio aveva imparato a parlare la lingua dell’aria e della luce. E un bagliore che illuminava un azzurro incantevole come il cielo gli mostrò prima gli occhi e poi il corpicino infreddolito di quella bambina con le guance rosse di pianto che, senza saperlo, gli chiedeva aiuto. Il monaco la raccolse con timore reverenziale come se stesse reggendo il cuore sacro del mondo e la condusse nel monastero sulla roccia, più in alto delle nuvole, dove il tempo non si conta con il rigore dei numeri ma con la passione dell’attesa.

Per la prima volta in più di cento anni veniva infranta una regola fondamentale di quei luoghi. Un essere vivente di sesso femminile veniva ammesso tra le mura del monastero. Una condizione fu però stabilita all’unanimità dalla comunità di monaci: la bambina avrebbe dovuto lasciare quelle sacre mura al compimento dei dodici anni di età. Al termine della riunione, fu deciso che la piccola si sarebbe chiamata Ekho e che nessuno mai avrebbe dovuto sapere della sua esistenza all’infuori degli abitanti del monastero.

Tutti i monaci della comunità si impegnarono a crescere la bambina. Chi si occupava di darle da mangiare, chi di cucirle i vestiti e chi di educarla. Ekho cresceva sana, forte e curiosa e la sua infanzia gioiosa splendeva di luce propria illuminando le pareti spoglie e povere del convento. I monaci erano tutti uomini semplici e di grande spiritualità e il loro cuore non aveva dimenticato il linguaggio dei bambini. Ekho era serena tra di loro, giocava a rincorrere i monaci più giovani nel bosco, ad imparare i nomi delle foglie e degli alberi con quelli più anziani.

Nessuno conosceva la verità sulla provenienza di Ekho. Nessuno tranne Kostas, il più vecchio del villaggio che era l’unico tra i monaci ad avere il permesso di consultare la pietra sacra alle pendici della collina più alta. Il compito di leggere il monolite veniva tramandato da generazione in generazione. Alla morte del saggio della comunità, i monaci si riunivano ed eleggevano il suo successore e solo e soltanto lui aveva il permesso di leggere la pietra. Se qualcuno avesse infranto questa regola, l’intero villaggio sarebbe stato distrutto per sempre.

Kostas era un uomo buono e gli piangeva il cuore all’idea di dover un giorno separarsi da Ekho. Inoltre, a differenza degli altri, lui sapeva che c’erano possibilità piuttosto alte che la bambina sarebbe scomparsa molto prima del compimento dei dodici anni di età. Per questo Kostas faceva gran tesoro del tempo che trascorreva insieme alla piccola. La portava in giro ogni mattina a passeggiare, le insegnava i nomi delle piante e delle bacche, le raccontava favole di fate e creature fantastiche e la faceva volare più in alto delle montagne con la sua fantasia.

Ekho era felice, aveva la possibilità di esplorare luoghi meravigliosi ed era circondata dall’affetto della comunità intera.

Il suo preferito era Alexander, uno dei più giovani del gruppo, un ventenne dagli occhi verdi e la pelle scura che giocava sempre con lei a nascondino, acchiapparello, guardie e ladri ed altri fantastici giochi che le aveva insegnato.

Un giorno però il destino di Ekho si manifestò. Era il primo del mese e come al solito il saggio andò a consultare la pietra di buon’ora. Sulla pietra, che era in realtà un gigantesco schermo a cristalli liquidi vecchia maniera, comparvero spietate due frasi:

Preparati a salutare Ekho. Ha trovato una famiglia disposta ad adottarla nel mondo reale e sparirà tra dieci giorni.

Kostas sentì il rumore del suo cuore mentre si spezzava e si concesse di piangere non come un vecchio saggio, ma come un bambino. Sapeva che questo sarebbe potuto accadere. Sei anni prima la pietra gli aveva rivelato che di lì a pochi giorni un suo compagno avrebbe trovato una neonata tra le foglie. Nel mondo reale i bambini che nessuno vuole adottare vengono temporaneamente sedati e introdotti in un mondo di realtà virtuale che viene casualmente scelto da un simulatore di vita di ultima generazione. Questo perché qualcuno si occupi di insegnare loro a vivere prima che trovino una famiglia disposta a prendersi cura di loro nel mondo reale.

Quella era la prima volta che un neonato capitava nella loro oasi di pace, il mondo virtuale più antico di tutti e soprattutto uno dei pochi mondi permanenti, in cui si può scegliere di rimanere per sempre, fino alla morte fisica nel mondo reale. Il creatore del mondo in cui i monaci vivevano indisturbati era un arabo ricchissimo di nome Samir che, dopo un viaggio in Grecia, decise di ritirarsi in un’oasi di pace e di ricreare scenari oramai perduti. Da allora non erano mancati uomini disposti a pagare cifre stratosferiche per poter essere sedati e portati tra le rocce sospese. Uomini come lui, che era entrato nel mondo dei conventi volanti all’età di vent’anni e che ne sarebbe uscito soltanto scomparendo nel nulla, quando sarebbe arrivato il momento.

Quanto a Ekho, ovviamente Kostas non avrebbe potuto rivelare al resto della comunità quello che aveva letto. Solo alcuni avvisi infatti potevano essere diffusi e solo se esplicitamente dichiarato nel testo. I monaci avrebbero dunque visto Ekho sparire nel nulla senza una spiegazione e la avrebbero semplicemente creduta morta nel mondo reale. Quando una persona muore nel mondo reale infatti, semplicemente scompare da quello virtuale, senza neanche lasciare la consolazione di un corpo su cui piangere. Come avrebbe tollerato la morte di una bambina una comunità di soli uomini isolati dal mondo? Sarebbe stato un trauma collettivo difficile da cancellare.

Ad ogni modo Kostas dovette fare ritorno al villaggio, ricurvo sotto il peso di un cuore pieno di dolore e senza poter mostrare a nessuno la sua sofferenza. Quella mattina Alexander giocava con Ekho rincorrendola sulla riva del fiume e le risate dei due si sentivano fino alla cima del monastero più alto. Per la prima volta dopo tanti anni, dopo quel momento in cui decise di farsi sedare, Kostas si ricordò del flusso del tempo. E i dieci giorni passarono come si fosse trattato di soli dieci minuti.

Un giorno di pioggia, Alexander vide Ekho scomparire nel nulla mentre correvano lasciandosi lavare dal cielo. Il ragazzo si inginocchiò e gridò così forte che tutti i monaci accorsero. Non ci fu bisogno di spiegare nulla, si raccolsero tutti in cerchio e piansero come bambini.

Dall’altra parte dello specchio dell’esistenza, una bambina ancora mezza addormentata veniva consegnata in braccio ad una coppia di cinquantenni pieni d’amore da dare a quella piccola che le infermiere definivano molto sfortunata. Era nata con una grave malformazione ed era stata abbandonata poche ore dopo la nascita, ma la sua nuova famiglia sarebbe stata disposta a fare salti mortali per dare ad Ekho le migliori cure…

E chi sa, forse un giorno avrebbe corso di nuovo come Alexander le aveva insegnato in un mondo che non c’è.

Diana:

-Perché sei quì? Mio padre dice sempre che se non fosse per mia madre non mi ci farebbe venire.

-Capisco. Io sono quì perché ho bisogno di parlare….e tu?

-mia madre dice che ci devo venire, che mi fa bene.

-Capisco.

-Dici sempre “capisco”. A me comunque piace venire quì, Diana mi fa giocare e mi fa dire quello che voglio.

-Sì, anche io vengo quì perchè Diana mi fa dire quello che voglio, credo.

-Quanti anni hai?

-40, e tu?

-8…E ho capito, vieni qui perché anche tu hai la crisi dei 40 anni, come Zia Anna. Voi grandi avete sempre le crisi e poi sgridate noi. Dovreste andarci tutti da Diana, così almeno dite quello che volete e vi sfogate.

-Hai ragione, farebbe bene a tutti.

-Che lavoro fai?

-La segretaria. E tu da grande cosa vorresti fare?

-La psicologa, come Diana. Così posso sentire tutto quello i grandi vorrebbero dire ma non dicono.

La conversazione si concluse lì, per Roberta si era fatta ora di andare e il suo papà era lì fuori ad aspettarla. Claudia la salutò, molto probabilmente non l’avrebbe più rivista. Poi alzò lo sguardo e Diana era lì, sulla soglia del suo studio, ad aspettarla. E lei non vedeva l’ora di prendersi i prossimi 60 minuti per dire tutto quello che voleva.

La sottile differenza tra una scusa e un motivo:

Mica tanto sottile, direte voi. I due concetti in realtà sono per definizione molto diversi tra loro. Ad esempio, se mi sveglio tardi un lunedì mattina, arrivo ben oltre l’orario di inizio a lavoro e do la colpa al traffico, quella del traffico è chiaramente una scusa, mentre l’essermi svegliata tardi è il motivo reale del ritardo. Tutto chiaro no?

Eppure ci sono delle circostanze in cui il confine tra i due concetti si fa più sottile.  Ad esempio, se torno a casa molto stanca da lavoro, ho avuto una giornata difficile, magari il mio manager ha avuto da ridire su di me o semplicemente sono esausta e non mi va di lavare i piatti o di rassettare la cucina… La stanchezza è una scusa per non aver pulito o è il motivo per il quale non l’ho fatto?

Non credo esista una risposta oggettiva a questa domanda, ma diffido da chi, in situazioni simili, vede solo scuse, da chi si attiene solo ai fatti, a quello che non è stato fatto e non si ferma un attimo a cercare di capire i motivi di uno sbaglio o di una mancanza. Spesso, quelle che vengono etichettate come “scuse”, sono non solo le ragioni reali di certi comportamenti, ma anche e soprattutto richieste di aiuto o semplicemente di comprensione che non vanno ignorate.

Ciò non significa che una persona vada incoraggiata a trincerarsi dietro una scusa per non affrontare le piccole e grandi sfide della vita quotidiana, semplicemente se la parola “scusa” si spogliasse della connotazione negativa e densa di giudizi che porta con sé si potrebbe trasformare in “motivo” e fare anche meno “paura” quando deve essere affrontata e superata.

A volte, è “solo” una questione di parole.

Per concludere, la voglia che una persona ha di comprendere la nostra umanità, le nostre imperfezioni, la volontà di indagare più a fondo davanti ad un’apparente scusa è un’efficace unità di misura dell’amore nonché una grande mano tesa di fronte ad eventuali problemi e difficoltà.

Forse la differenza tra chi ci ama e gli altri sta proprio lì, nella capacità di valicare il confine tra una scusa ed un motivo.

Liebster Award:

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Il Liebster Award è un concorso che dà la possibilità di conoscere nuovi blog e scoprire nuove storie. Prima di tutto ringrazio i due blogger che mi hanno nominata, Claudia(https://claudiabrugna.com/2017/03/25/di-leibster-award/ ) e  Baltico (https://balticohub.com/2017/03/14/liebster-award-2017/#more-1643).

Di seguito trovate il regolamento del conocorso, le risposte alle domande che mi sono state poste dai blogger che mi hanno nominata, le mie domande ai blogger che ho nominato e la lista dei blogger da me nominati.

Regolamento:

  1. Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog
  2. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo
  3. Rispondere alle sue 11 domande
  4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 followers
  5. Formulare altre 11 domande per i blogger nominati
  6. Informare i blogger della nomination

Risposte alle domande di Claudia (Diseriezero):

  1. La citazione che ti rappresenta? Amare. È come accettare di farsi scorticare sapendo che in qualunque momento l’altra persona può andarsene via con la tua pelle. Susan Sontag
  2. Futuro o passato? (escludendo il presente) Futuro
  3. Essere o avere? Essere, quello non può togliermelo nessuno
  4. I tre colori che preferisci? Rosso, arancione, giallo
  5. Biro blu o biro nera? Blu
  6. Rosso BIC o rosso STAEDLER? Staedler
  7. In quale animale ti identifichi? (compresi quelli estinti) Un topolino
  8. Se fossi un soprammobile,quale saresti in questo periodo della tua vita? (io una boule de neige) Un lumetto da comodino
  9. Bicicletta o corsa? Corsa
  10. Sogni o sei desto? Sogno
  11. Che domanda mi faresti?  Ti rigiro quella sulla citazione 😉

Risposte alle domande di Balticohub:

  1. Avete un libro che tornate a leggere e a rileggere? Sì. La Signora Dalloway di Virginia Woolf
  2. C’è un personaggio letterario nel quale vi siete a volte identificati? Peter de “La Signora Dalloway”
  3. Alba o tramonto? Alba
  4. C’è un libro o film di cui avete desiderato fortissimamente cambiare il finale? No
  5. Il fotografo, l’illustratore o l’artista che vi ha rubato il cuore. Louise Bourgeois
  6. Il decennio del novecento che amate di più. Anni ’60
  7. C’è un personaggio storico al quale vi sentite affini? Mary Wollstonecraft
  8. Il viaggio che sognate di fare. Giappone
  9. La favola che amavate di più da bambini. Hansel e Gretel
  10. I gusti del vostro cono gelato perfetto. Cioccolato e banana (non insieme ahaha)
  11. Il vostro luogo del cuore nella vostra città. Sugli scogli sotto al Castel dell’Ovo (Napoli)

Le mie domande:

  1. Qual è un tuo sogno ricorrente?
  2. E quello ad occhi aperti?
  3. Credi nella possibilità che l’amore possa durare per sempre?
  4. Qual è stato il momento più felice della tua vita?
  5. Libro preferito
  6. Canzone preferita
  7. Serie tv preferita
  8. Il viaggio dei sogni
  9. La soddisfazione più grande della tua vita
  10. Quanto conta per te la differenza di età in amore?
  11. Cos’è l’amore?

I blog nominati da me:

  1. https://natipervivereblog.com/
  2. https://wwayne.wordpress.com/
  3. https://quattrochiacchieresul.blog/
  4. https://susabiblog.wordpress.com/
  5. https://calabrialanostracultura.net/
  6. https://secondastella72.com/
  7. https://yashalblog.wordpress.com/
  8. https://gecolife.com/
  9. https://corsidiscritturacreativa.com/
  10. https://thelastwaltzunderthemoonlight.wordpress.com/
  11. https://giorgianabratu.it/