Domenica Maltese:

“Sacro cuor” è ormeggiata al solito posto, l’odore del mare mi ricorda casa, la frittura di pesce della domenica, le passeggiate vicino al castello con le onde che quando tira vento schizzano sulla strada. L’odore di Napoli arriva ovunque ci sia mare… basta questo a fare domenica, questo e carta e penna. Una delle mie scrittrici preferite diceva che scrivere “è tornare a casa”. E le parole che si formano sulla carta sono il mio viaggio più avventuroso.

Voglio scrivere perché sono innamorata. Perché con la coda dell’occhio sto osservando il modo in cui si tocca i capelli e i disegni che il sole traccia sulle sue labbra, proprio dove vorrei posare le mie. Voglio scrivere anche perché sono felice, perché oggi ho deciso che non voglio fare nulla se non riempirmi gli occhi di bellezza vicino a questo mare dorato. Voglio bere l’estate di quest’isola che è la mia seconda casa, la casa che ho scelto, il luogo che mi ha insegnato il piacere di vivere lentamente, di fermarmi e assaggiare tutto, il sale del mare, la sua pelle, il pranzo della domenica… senza mai perdermi nulla.

Voglio scrivere inoltre perché mi sono svegliata con un bel pensiero, e cioè che ho trovato la felicità nell’estate che mi è entrata stamattina dalla finestra e mi ha richiamata quì, vicino al mare.

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Paula

Paula conosceva già il blu degli occhi di Camilla. L’aveva visto mille volte nel mare della sua isola, ne aveva amato ogni sfumatura e ogni riflesso, eppure il brivido che provava in quel momento le era del tutto sconosciuto.

Camilla viene da un posto lontano, molto più a nord dell’isola. Parla una lingua difficile che a Paula sembra la più dolce del mondo. I capelli di Camilla sono come il sole ad agosto, quello che si posa sul mare creando cristalli dorati. Camilla è venuta sull’isola per ricominciare, per sentirsi di nuovo viva come quando era bambina, per ritrovare l’ebbrezza di una nuova avventura dopo tanti anni fra loro troppo uguali. Quella sera gli occhi di Paula per lei erano come il mare dell’isola di notte. Splendidi da guardare, spaventosi al pensiero di poterci annegare.

Paula e Camilla pensavano al mare mentre si guardavano per la prima volta, sognavano e si lasciavano accarezzare dal vento dell’isola col cuore che batteva forte al pensiero del loro futuro amore.

La Linea dei Sogni

S.ha il sorriso felice di quei ragazzi che appaiono nelle serie TV per adolescenti, nelle scene d’amore.

Sa di essere un bel ragazzo ma lo sa soltanto in teoria, quando si guarda allo specchio in solitudine o quando sogna di innamorarsi di nuovo come quella volta, tanto tempo fa, da ragazzino.  C. è bellissima, come lui ama la letteratura, l’arte, la natura e soprattutto, come lui, cerca qualcuno che abbia voglia di parlarne. C. pensa che S. sia un tesoro prezioso, che potrebbe accompagnarla per mano dall’altra parte di quella linea oltre la quale  i sogni finiscono e comincia una realtà dalla bellezza sfolgorante.  Lo incontra ogni giorno in metropolitana mentre va all’università ma non ha il coraggio di parlargli. Ogni mattina ripassa a mente quel pretesto banale che basterebbe a metterla in gioco, ma si ritrova sempre a rincorrere un pensiero troppo veloce per lei, così abituata ad arrivare seconda che a scattare nemmeno ci prova. Sa bene come ci si sente quando il cuore accelera, sospinto prima dall’entusiasmo, poi dall’ansia intollerabile che prende il sopravvento quando ci si è messi alla prova in qualcosa di cui non ci si reputa all’altezza. E poi la rassegnazione, quella sostanza agrodolce che si spande nelle vene quando ci si arrende, quando ci si solleva dall’incarico, quando si ammette la sconfitta.

C. era una bambina che si sentiva brutta perchè la prendevano in giro. C. ed S. non si incontreranno mai, eppure lì, oltre la linea dei sogni, si sarebbero amati tanto…