Pillola del giorno dopo

Greta stava con Manuel da dieci anni.

Stava per prendere la pillola del giorno dopo ma lui non lo sapeva. Avevano sempre usato il preservativo, lui diceva che preferiva quel piccolo sacrificio all’idea che lei assumesse robaccia chimica. Poche ore prima però il preservativo si era sfilato. Lui aveva detto che se era destino che dovesse nascere un bambino allora bene così, in fondo stavano insieme da dieci anni e convivevano da quattro. Greta non era dello stesso avviso ma aveva preferito non discutere sul momento, era stanca e non aveva abbastanza energie per parlare di un argomento così delicato.

Parte di lei desiderava che Manuel fosse lì, ma in fondo lo considerava inadeguato. Inadeguato come tutte le persone che smettiamo di guardare come quando ci hanno fatto innamorare ma a cui teniamo ancora, anche se non più come prima.

Ingoiò quella pillola senza leggere il foglietto illustrativo, buttandola giù con la stessa semplicità con cui tre anni prima aveva buttato giù la notizia del tradimento di lui.

Ingoiò la pillola come ingoiò l’immagine di Manuel con un’altra donna, eliminando di fatto la possibilità di un figlio come quella volta eliminò l’opportunità di avere l’amore che voleva accettando quello che le era capitato.

Non aveva mai desiderato di diventare madre ma non l’aveva neanche escluso a priori. C’erano momenti in cui immaginava addirittura quanto sarebbe stato bello dedicarsi al suo uomo e ad un figlio a tempo pieno, senza buttare energie per quel lavoro che comunque non le dava abbastanza soldi. Ma Greta era una donna libera e sapeva che quei quattro soldi che portava a casa erano la sua autorizzazione ad andar via qualora avesse voluto. L’aveva imparato dall’esempio di sua madre che era rimasta tutta la vita accanto all’ uomo che non amava ma che portava i soldi a casa per lei e per i suoi figli.

E perché quel tradimento di tre anni prima le era venuto in mente proprio in quel momento? Forse perché nonostante l’idea di un figlio non fosse qualcosa a cui aveva rinunciato non lo voleva di certo con un uomo di cui non si fidava. Perché sì, dopo quell’episodio di tre anni prima le cose erano cambiate e lei non se n’era mai resa conto davvero come in quel momento.

E non è che un tradimento non si possa perdonare, ma quel tradimento proprio no, non riusciva a passarci sopra. Come gliel’avrebbe spiegato? Poteva mai lasciare un uomo a causa di un qualcosa che era accaduto tre anni prima?

Sarebbe stato più facile dirgli che non l’amava più, anche se non sapeva se fosse del tutto vero?

Quanto è alto il prezzo da pagare per questi momenti rivelatori che ci svelano cose che non volevamo neanche sapere?

Greta l’avrebbe scoperto presto, quella sera stessa quando avrebbe guardato Manuel negli occhi e, in uno slancio d’amore verso se stessa, gli avrebbe detto che non lo amava più.

Perché ne vale la pena

“Nonna, cosa sono i legami?”

“I legami sono dei lacci invisibili che collegano le persone”

“Tutte le persone?”

“No, solo alcune.”

“I legami sono tutti uguali?”

“No. A volte il laccio è sottile e fragile come un capello, altre volte è spesso e resistente come una corda”

“Come faccio a sapere se è spesso?”

“Se resiste al tempo.”

“Al tempo?”

“Sì. Non ci vuole per forza tanto tempo per formare un legame, ma una volta formato non si rompe più.”

“Quando si forma un legame solido?”

“Quando il filo invisibile che si crea tra due persone lascia un segno. Alcuni legami si aggrappano così forte al cuore che creano un solco e se tiri troppo forte il solco fa male”

E quanto tempo ci vuole per creare un solco?”

“A volte basta anche un istante. E non basta una vita a spezzarlo”

“Quindi un legame doppio non si spezza mai?”

“No”

“Neanche quando si litiga?”

“Neanche quando si litiga. Non si può decidere di tagliare un filo invisibile, si può solo far finta che non esista”.

“E come si sfugge ai legami allora?”

“Non si può. Tu puoi fuggire da te stesso?”

“No”

“Esatto. Il legame è aggrappato al tuo cuore e ogni volta che proverai a fuggire tirerà e ti farà male. E in quei momenti ti accorgerai che anche se stai facendo finta che non esista il legame è ancora lì”

“Perché fa male?”

“Perché il dolore è l’altra metà dell’amore”

“E perché amiamo se fa male?”

“È semplice tesoro. Perché ne vale la pena”.

Solo Una Favola

Adoravo vedere l’alba dallo scoglio grande.

Mi sdraiavo sulla pietra fresca che di lì a poche ore sarebbe diventata rovente e osservavo lo spettacolo della natura.Il mare calmo, una superficie levigata azzurra e rosa che luccicava verso il cielo e che mi faceva pensare alla pace.

Il lido dei ricchi era ancora deserto, si sarebbe presto riempito di gente e di voci e a me piaceva osservare da lontano i rituali dei turisti che si ripetevano ogni giorno da quelle parti. L’arrivo delle famiglie, i parei colorati e svolazzanti, gli uomini con le polo eleganti e le ciabatte rumorose, i bambini con i capelli sempre in ordine. Poi cominciavano a spalmarsi creme e cremine, si sdraiavano al sole e sorseggiavano bevande fresche e colorate. E io inventavo storie su di loro e sulle loro vite, mi divertivo a far volare l’immaginazione tra quegli sconosciuti tra un tuffo e l’altro, stuzzicata dal piacere del sole sulla mia pelle.

Poi, una mattina, incontrai Riccardo.

Era alto e atletico, con i capelli biondi e la pelle pallida cosparsa di crema. Era riuscito a salire sullo scoglio con l’intento di tuffarsi ma, una volta in posizione, aveva cominciato ad avere paura.

“Credi sia abbastanza profondo per tuffarsi senza farsi male?” Mi chiese con un filo di voce.

“Certo, io mi ci tuffo sempre da qui”

“Mi fai vedere prima tu?”.

Lo osservai per alcuni secondi. Era sicuramente uno di quei ricchi che spesso guardavo da lontano. Sembrano sempre così sicuri nel loro ambiente, coi loro vestiti perfetti che indossano come divise, come se quelle stoffe definissero la loro identità. Sembrano invincibili quando stanno insieme, nel loro mondo, ma non appena ne escono sono come dei pesci fuor d’acqua, impacciati come se non conoscessero la vita. E invece la conoscono anche loro, solo che in certi ambienti gli insegnano a non darlo troppo a vedere. Le ferite, loro, le nascondono quasi sempre.

“Come ti chiami?”

“Riccardo”, disse tutto tremante. Adesso sentiva freddo e aveva la pelle d’oca.

“Allora Riccardo, ti faccio vedere”.

Mi alzai con agilità e mi tuffai in fondo al mare. Il mare era casa mia. Sapevo camminare sugli scogli senza farmi male, sapevo nuotare con le onde alte, facevo il bagno di notte senza avere paura.

Quando risalii in superficie mi accorsi che Riccardo non era più sullo scoglio ma accanto a me.

“Bravo! Ce l’hai fatta!”

“Mi hai dato coraggio tu”, disse sottovoce e mi prese per mano. Salimmo sullo scoglio insieme e ci stendemmo al sole.

“Se mia madre sa che sono qui con te mi ammazza”

“Perché mai?”

“Non posso parlare con i ragazzini che non sono del lido”

“Capisco, troppo poveri per voi”, dissi io sarcastica.

“Sì, ma io non la penso così. Sei fortissima tu, sembri un delfino quando nuoti”. Aveva un sorriso sincero e le guance rosse che si stavano abbrustolendo al sole.

“Grazie. E posso fare molto di più”

“Sì, magari un giorno ci possiamo incontrare qui di nuovo così mi fai vedere”

“Non hai amici qui?”

“Ci sono gli altri ragazzi del lido ma mi annoiano. I miei genitori mi portano qui tutti gli anni e, quando non mi vedono, scappo sempre su questo scoglio”

“Strano, non ti ho mai visto”

“Beh, questo è normale”.

Sorrise. Poi, il nulla.

Mi ritrovai su un letto d’ospedale. Quando mi svegliai fui accolta dalle grida di gioia dei miei genitori. Mi dissero che molti dei miei amici mi erano venuti a trovare mentre dormivo. Ero caduta dallo scoglio e stavo per annegare. Per fortuna, un pescatore mi aveva trovata e mi aveva portata al pronto soccorso.

“Cos’è questo?” Sul comodino dell’ospedale c’era un quadretto. Era un dipinto che ritraeva un ragazzino biondo vestito da marinaio.

“È un regalo del pescatore. È il ritratto di un ragazzino che veniva sempre qui in vacanza e che andava sempre sullo scoglio da cui sei caduta tu. Era il suo posto preferito in paese. Si chiamava Riccardo …”

“Riccardo?” Dissi mentre i ricordi della giornata sullo scoglio riaffioravano lentamente.

“Sì. È morto qualche anno fa cadendo dalla roccia. Si dice protegga chiunque si tuffi da lì. C’è chi giura di averlo visto, all’alba, come un fantasma che veglia sul mare. Ovviamente, è solo una favola”.