La Scatola:

Le parole sono contenitori di cui a volte vorrei poter scavalcare le pareti.

Perchè vedi, “Amicizia” di certo non contiene i baci, le carezze, l’amore che vorrei fare con te adesso. Ma se ti chiamassi “Amore” ti metterei in una scatola che non ti appartiene, un po’ come provare ad infilare un quadrato in un contenitore a forma di stella.

Vorrei provare ad entrare nella scatola in cui ti trovi adesso semplicemente scavalcandola, come se fosse un muretto, e poi uscire allo stesso modo, senza rompere nulla…o forse per far entrare quei baci, quelle carezze e quell’amore che vorrei fare con te dovrei forzare la scatola dell’amicizia fino a deformarla o addirittura romperla?

Sai, le parole le abbiamo create noi, ma anche loro creano e modellano noi e i nostri comportamenti. E forse meglio così, perché ci tengono al sicuro. Ma se per una volta io volessi scavalcare le parole, non lasciare che marchino in maniera indelebile il confine tra il possibile e l’impossibile ma che piuttosto lo disegnino, lasciando spazio all’immaginazione, alle deviazioni, alle cancellature…Se per una volta volessi prenderti e portarti con me in una scatola diversa, potremmo stare un po’ insieme senza rompere nulla?

Un Abbraccio:

E poi, a fine giornata, si salutarono con un abbraccio.

All’inizio si abbracciarono come fanno a volte i bambini, per gioco, ridacchiando.

Poi si strinsero più forte, colmando i vuoti fra di loro fino a sentirsi interi dentro e fuori, pensando solamente a tutti quei momenti in cui, incrociandosi in ufficio e scambiandosi quelle tre parole di sfuggita, si erano sentiti curiosi l’uno dell’altro.

Dopo tutto, la curiosità è un sentimento forte, di quelli che possono tranquillamente bastare a giustificare un abbraccio pieno di domande senza parole.

Si staccarono piano, di nuovo ridacchiando, brindando con gli occhi alla loro piccola scoperta.

Un Pensiero sulla Madonna Bianca e Azzurra:

22197782_1238948426209085_1728761975_o

C’è una madonnina vestita di bianco e azzurro in una nicchia scavata nella pietra. Sorveglia i bagnanti in riva al mare e conserva i doni delle vecchie del paese accanto ai suoi piedini dorati.

Provo tenerezza, sia per i credenti che si abbandonano a lei con tanto fervore e speranza sia per me, che non ho mai conosciuto la consolazione della fede. Dicono che la fede sia un dono ed io, quel dono, non l’ho ricevuto mai. La fede, come l’amore, “succede” e a me, semplicemente, non è mai “successa”.

La gente passa, si ferma e sospira davanti a quella madonnina bianca e azzurra come il cielo che promette. C’è chi la guarda con occhi che non possono vedere, con una fede cieca, irrazionale, l’unica fede che venga quotidianamente premiata con la speranza del paradiso.

A volte guardo i credenti come si guarda una coppia di adolescenti innamorati, con un misto di invidia, tenerezza e consapevolezza “superiore” che molto probabilmente quello che a loro sembra l’amore di una vita non durerà più di un’estate.

Mentre mi dedico ai miei pensieri la regina di plastica resta lì, impassibile e indifferente nella sua nicchia di pietra, adorata dalle vecchie e ignorata dai ragazzini che giocano sulla sabbia.

Lei ci guarda tutti allo stesso modo, giovani, vecchi, atei, credenti, buoni e cattivi: ci aspetta al sorgere dell’alba di quel giorno a cui tutti prima o poi arriveremo e che ci renderà, per una volta, tutti uguali.

E il suo sguardo pacato che si posa indistintamente su tutti mi scuote e mi rivela un mistero sacro e profondo.