Amicizia

Ieri eravamo fuori a cena. Le ho parlato di me, di quei tormenti che la gente  interpreta come insulti alla gioia di  vivere e non ti autorizza ad esternare. Le burrasche che da sempre si muovono dentro di me non hanno nulla a che fare con l’infelicità, e lei è sempre stata l’unica a capirlo.

Mi ha sempre capita, o forse semplicemente ha sempre accolto le mie parole in un angolo lontano dalla mente e più vicino all’anima. Il suo sguardo è per me un invito a slacciare il cuore così come si sbottona un indumento stretto. Esiste un legame che resiste al tempo e alle mille discrepanze che finiscono con l’allontanare le persone.

E’ un laccio generato dagli sguardi.

Ho sempre pensato che dal modo in cui una persona ci guarda mentre parliamo, se siamo disposti ad osservare attentamente, possiamo capire dove vanno a finire le parole che stiamo pronunciando. C’è un angolo in fondo all’anima in cui vengono sistemati i discorsi che non sono passati al vaglio del giudizio, che non vengono censurati, etichettati, depurati.

Ogni volta che parlo con lei sento che le mie parole vengono attentamente riposte in quel luogo nel suo cuore. Dissemino parole e ne nascono legami, quei ponti di vetro che costituiscono un’amicizia, quei ponti che vengono attraversati mille volte, tremando sempre come se stessero per crollare e che alla fine restano sempre in piedi.

Ogni tanto sorseggiava del vino ma non staccava mai gli occhi da me che le consegnavo il mio bagaglio di sensazioni. Lei sa strappare dagli abissi dentro di me quello che vuole, con lei non ho segreti semplicemente perchè non ho scelta. Quello che vuole se lo prende e lo sistema dentro di sé per sempre.

E lo fa semplicemente perché le interessa, perché l’amicizia è quel posto in cui riponiamo le confidenze di cui a pochi importa davvero. L’amicizia è uno spazio sicuro, è l’archivio dell’anima di chi amiamo.

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Un Tuffo In Fondo al Mare:

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Esiste una città dove si incontrano le strade dei sogni. La visitai nell’autunno più importante della mia vita, divisa tra entusiasmi e passioni silenziose.

È la città dei risvegli, dei ricordi, delle urgenze dell’anima… La mia voleva tuffarsi nel blu di quel mare e non esitò un secondo prima di inalare a pieni polmoni il profumo delle spezie e della gente e poi saltare, giù in fondo, dove non è permesso aprire gli occhi, dove si ascolta con il cuore, lo stomaco, la pelle.  Quel tuffo in solitudine fu l’esperienza più sensazionale della mia giovinezza, il sentirmi sospesa tra il mo(n)do di tutti e il mo(n)do mio, quello che si trova nello spazio che compare quando chiudo gli occhi e non c’è nessuno intorno. Ne riemersi piena di un silenzio di quelli che rendono i rumori una riscoperta speciale…e poi incontrai lei, ad un incrocio, dall’altra parte del mare.

Quando mi si presentò non capii il suo nome ma riconobbi i suoi occhi come se li avessi già visti da qualche altra parte. Mi disse che in un tempo molto lontano era stata regina di un grande impero, eppure sembrava così giovane. La pelle scura e una cicatrice grande quanto un’unghia che le disegnava un sorriso sulla fronte, un incantesimo segreto nascosto tra le vesti ampie e fresche, la sfida ad incontrarla di nuovo. Mi disse che l’avrei ritrovata senza cercarla qualche anno dopo, in un’altra città, un’isola lontana. Mi disse che l’avrei riconosciuta, che sarebbe venuta verso di me e avremmo saltato insieme in fondo, giù, in quell’altro mare lontano che ancora non conoscevo.

Di lei ricordo che era leggera e libera, che correva controvento e cantava in lingue che non capivo. Credevo che non l’avrei mai dimenticata eppure successe. Lasciai la città dei sogni per tornare a casa con la libertà nel cuore e nello stomaco il peso del dubbio di non saperla conservare.  Vissi camminando per luoghi familiari facendomi cullare dall’aria di casa, eppure sentivo la voce di una straniera provenire da una zona buia che si materializzava in quell’attimo che di notte precede i sogni.

Una volta la straniera mi svegliò dal sonno tanto che gridava. Mi trasmise un’ansia acuta e profondissima che mi fece balzare giù dal letto e correre fino a che le strade dei sogni non si incrociarono su un’immensa distesa blu, un altro mare, un altro richiamo a gettarmici dentro e lasciarmi avvolgere.  La incontrai sulla riva, bella, come se non fosse invecchiata neanche un po’ a dispetto del tempo che era passato e che a me sembrava infinito.

Corse verso me come sospinta dal vento e non ci fu più bisogno di parlare. Solo un respiro e un tuffo in fondo al mare.

Lettera d’Amore:

Voglio darti ciò che non hai mai avuto, ciò di cui non mi hai mai parlato ma che ho riconosciuto dal primo momento in cui ho sentito di amarti.

Non sono mai stata brava a capire i tuoi sbalzi d’umore, le tue parole e le tue passioni ma conosco a memoria i solchi vuoti lasciati dai desideri non realizzati, da tutto quello che non ti è stato mai dato. Li ripercorro a memoria in solitudine allo stesso modo in cui con le dita ti accarezzo il corpo quando sei vicino a me.

Credimi, posso immaginare cosa significa essere te perché esiste una parte di me che ha girovagato senza meta per un tempo che è sembrato eterno e che adesso abita la tua carne.

Non ti darò mai tutto ciò che cerchi, sarò sempre l’imbranata che quella prima volta a casa mia non riusciva a riempire i silenzi ma c’è qualcosa di te che è intimamente mio e che non potrei mai deludere, un qualcosa che il tuo sguardo mi rivela quando mi tendi la mano e mi affidi quei sogni di cui non parli mai.