Conciliare vita quotidiana e passioni:

A volte la vita quotidiana mi sembra ridursi allo sforzo di mantenere vive le mie passioni nonostante la routine.

E questo non solo adesso, ma fin da bambina, fin da quando da piccola la scuola, i compiti e il provare ad integrarmi tra i miei coetanei mi toglievano tutte le energie che avevo. Ricordo che arrivavo a casa sfinita e passavo quasi tutto il pomeriggio a dormire.

Soprattutto, come se non bastasse, stavo male perché pensavo di essere io il problema visto che gli altri ce la facevano ed io no.

Poi sono cresciuta, mi sono liberata neanche io so bene come di tutte le insicurezze che avevo da bambina e da pre-adolescente e sono diventata una ragazza addirittura “normale”, almeno agli occhi di tutti. Al liceo andavo bene e all’università ancora meglio, non ero più la bimba troppo magra e stanca che ero stata ma una ragazza sveglia e addirittura carina.

Mi ero guadagnata la normalità, e forse solo chi da ragazzina/o è stata/o vittima di bullismo e delle proprie insicurezze sa cosa significhi questa frase.

Adesso sono molto più sicura di me, ho una vita “normale”, ho un lavoro tranquillo che mi piace e mi permette di vivere con dignità. Eppure a volte, ho l’impressione di rischiare sempre di perdere le mie passioni, di schiacciarle sotto il peso della routine, del dover mantenere tutto intatto: amicizie, amori, carriera, forma fisica, tutto.

Adesso che, a differenza di quando ero piccola, io “ce la faccio” esattamente come gli altri e anche meglio di molti, continuo a sentire di non aver spazio ed energia per le cose che contano davvero, e il problema è che questa non è una società a misura d’uomo e ancor meno a misura di donna (ma questa è un’altra, lunga storia) e di come mi sento io in fondo non frega niente a nessuno.

La mattina mi sveglio alle 7, doccia, colazione velocissima, caffè e dritta a lavoro. Trascorro in ufficio 9 ore al giorno ed esaurisco lì le migliori energie della giornata. Torno a casa, provo a leggere ma sono stanca e non riesco a concentrarmi, dopo un po’cucino, mangio, lavo i piatti e la giornata è già finita.

Dormo da sola, e se l’amore non va come dovrebbe è forse anche in parte perchè le mie energie migliori le uso diversamente.

Vorrei scrivere di più, iscrivermi in palestra, chiedo a me stessa di più continuamente mentre il tempo mi scorre veloce sotto i piedi come un tapis roulant.

Sono felice, fortunata, per sentirmi viva mi basta una passeggiata il sabato vicino al mare. Ho un lavoro d’ufficio tutto sommato comodo, davvero non posso lamentarmi, semplicemente sento però che questa società ha qualcosa di sbagliato, qualcosa che non considera abbastanza chi siamo e chi vogliamo essere, ma che lavoro facciamo e quanti soldi abbiamo.

Per chi volesse approfondire la questione, allego un articolo molto interessante che ho letto pochi giorni fa e che mi ha fatto riflettere:

Non c’è tempo per l’amore: il capitalismo romantico

Buona lettura 🙂

Lettera di una donna sposata ad un uomo che le piace:

Non dovrei sentirmi così, non dovrei abbassare lo sguardo quando ti incontro, sentirmi imbarazzata…non so cosa mi stia succedendo. Semplicemente parlare con te mi fa sentire libera, chiacchierare con te è come nuotare a largo, senza freni.

Sento di poter dire qualsiasi cosa, di poter essere tutto quello che voglio sotto il tuo sguardo.

Sono chi desidero essere, me stessa forse, finalmente, e questa cosa mi fa tremare quando ti vedo, mi fa venire voglia di abbracciarti, di parlarti all’orecchio mentre le mie mani scoprono le tue braccia, la tua pelle, poi la schiena, prima sopra i vestiti, poi sotto….e mi togli il fiato, perchè ogni volta che ti vedo, ogni volta che parliamo immagino il nostro abbraccio, quello che ancora non c’è stato e che forse non ci sarà, quello in cui scopro per la prima volta la tua pelle, quello in cui inaspettatamente trovo le risposte che cercavo.

Mi sto innamorando di te anche se sto già con un altro uomo, se ho già un’altra vita, una vita troppo solida, una vita per cui ho combattuto troppo, che ho voluto troppo per lasciarmi andare a certi pensieri, per sperare di poter semplicemente sbattere la porta e andare via senza conseguenze per nuotare con te, a largo, in mezzo al mare.