Trent’anni

Tempo di bilanci. Trent’anni ed ecco che arriva quel momento in cui ti sembra che la società ti chieda lo scontrino, come un cliente di un negozio che vuole verificare che non ci siano stati errori nella transazione appena avvenuta. Così come il cliente scruta il pezzetto di carta per essere sicuro di non essere stato imbrogliato, così la società ti chiede di poter verificare che tu non abbia tradito le sue aspettative. C’è una cosa in particolare che mi colpisce in tutti quei discorsi che seguono la frase “oramai hai trent’anni”: non si parla mai di felicità. Si parla di carriera, famiglia, amore, si tirano le somme dell’inquantificabile, si cercano le cifre di un’equazione misteriosa che come risultato dovrebbe avere il compimento del proprio ruolo all’interno della società. A vent’anni i discorsi sono pieni di aspettative, pieni di voglia di esplorare e sperimentare e a cinquant’anni spesso si parla di godersi “finalmente” i frutti di una vita. A trent’anni però quasi mai si parla di godimento, di prospettive e possibilità  ma viene chiesto di dimostrare di aver “concluso” qualcosa, che si tratti di discorsi, percorsi o di fare bilanci come se in ballo non ci fosse la propria vita ma la sorte di un’azienda.

Alla soglia dei trent’anni posso dire di aver raggiunto una consapevolezza di chi sono a prescindere da cosa mi chiedono gli altri che mi permette di poter mangiare piatti interi di felicità senza dover fare i conti con i sensi di colpa.

Sono giovane quanto basta per godermi pienamente il mio corpo e abbastanza matura da amarlo a prescindere dallo sguardo altrui. Ho vissuto abbastanza per sapere cosa mi fa felice e cosa non sono disposta a perdere per nessuna carriera, nessun amore, per niente e per nessuno. Ho amato abbastanza da sapere di cosa non devo accontentarmi, da sapere cosa sono le “farfalle nello stomaco” e quali invece sono trappole che in cambio della lusinga di un amore ti tolgono il respiro. Sono abbastanza grande da amare me stessa più di una persona che pensa ancora alla sua ex, non mi riserva attenzioni, non mi rende felice o quant’altro e ne ho viste tante da aver capito che bisogna uscire dagli amori sbagliati per far spazio non solo all’ amore giusto, ma soprattutto all’amor proprio.

Forse non avrò messo tutti i punti e a capo ma ho imparato a scartare ciò che non voglio, a dire di no se qualcosa non mi va …anche se l’offerta, all’apparenza, è una di quelle che non si possono rifiutare.

Dunque, cara società e cara me stessa, quando volete chiedermi cosa ho concluso alla soglia dei trent’anni fate pure, basta che, prima di emettere giudizi, non dimentichiate di chiedermi se sono felice e di mettere da parte rigidità e cinismo, perché io vi risponderò di sì.

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5 pensieri su “Trent’anni

  1. Decisamente stupendo ! Sono realmente felice di aver letto quanto hai scritto, perché mi ritrovo pienamente!
    Purtroppo, troppo spesso, questa “delirante società”, come dici, si dimentica di chiedere se siamo felici, ma soprattutto cosa rappresenta la vera felicità.
    Io l’ho scritto sul mio post appena pubblicato: la forza delle idee!
    Adriana Pitacco

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