Un Tuffo In Fondo al Mare:

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Esiste una città dove si incontrano le strade dei sogni. La visitai nell’autunno più importante della mia vita, divisa tra entusiasmi e passioni silenziose.

È la città dei risvegli, dei ricordi, delle urgenze dell’anima… La mia voleva tuffarsi nel blu di quel mare e non esitò un secondo prima di inalare a pieni polmoni il profumo delle spezie e della gente e poi saltare, giù in fondo, dove non è permesso aprire gli occhi, dove si ascolta con il cuore, lo stomaco, la pelle.  Quel tuffo in solitudine fu l’esperienza più sensazionale della mia giovinezza, il sentirmi sospesa tra il mo(n)do di tutti e il mo(n)do mio, quello che si trova nello spazio che compare quando chiudo gli occhi e non c’è nessuno intorno. Ne riemersi piena di un silenzio di quelli che rendono i rumori una riscoperta speciale…e poi incontrai lei, ad un incrocio, dall’altra parte del mare.

Quando mi si presentò non capii il suo nome ma riconobbi i suoi occhi come se li avessi già visti da qualche altra parte. Mi disse che in un tempo molto lontano era stata regina di un grande impero, eppure sembrava così giovane. La pelle scura e una cicatrice grande quanto un’unghia che le disegnava un sorriso sulla fronte, un incantesimo segreto nascosto tra le vesti ampie e fresche, la sfida ad incontrarla di nuovo. Mi disse che l’avrei ritrovata senza cercarla qualche anno dopo, in un’altra città, un’isola lontana. Mi disse che l’avrei riconosciuta, che sarebbe venuta verso di me e avremmo saltato insieme in fondo, giù, in quell’altro mare lontano che ancora non conoscevo.

Di lei ricordo che era leggera e libera, che correva controvento e cantava in lingue che non capivo. Credevo che non l’avrei mai dimenticata eppure successe. Lasciai la città dei sogni per tornare a casa con la libertà nel cuore e nello stomaco il peso del dubbio di non saperla conservare.  Vissi camminando per luoghi familiari facendomi cullare dall’aria di casa, eppure sentivo la voce di una straniera provenire da una zona buia che si materializzava in quell’attimo che di notte precede i sogni.

Una volta la straniera mi svegliò dal sonno tanto che gridava. Mi trasmise un’ansia acuta e profondissima che mi fece balzare giù dal letto e correre fino a che le strade dei sogni non si incrociarono su un’immensa distesa blu, un altro mare, un altro richiamo a gettarmici dentro e lasciarmi avvolgere.  La incontrai sulla riva, bella, come se non fosse invecchiata neanche un po’ a dispetto del tempo che era passato e che a me sembrava infinito.

Corse verso me come sospinta dal vento e non ci fu più bisogno di parlare. Solo un respiro e un tuffo in fondo al mare.

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