La Frontiera

Sono nata su una frontiera invisibile, parlo la stessa lingua degli sguardi che non hanno bisogno di parole. Nel mio paese non importa se ami un uomo o una donna, ci si innamora e basta. Siamo invisibili ed il genere non conta.  Possiamo sentire, toccare, fare l’amore, esistiamo come tutti gli altri ma nessuno può vederci a meno che non valichiamo la frontiera. Una volta oltrepassato il confine, assumiamo una forma anche noi. Nel mio caso, nel mondo visibile prendo le sembianze di una donna come tutte le altre, perchè è donna ciò che sono, anche quando nessuno mi vede. Oggi voglio raccontarvi di quando mi innamorai di Scout, la ragazza della città al di là della frontiera.  

La vidi per la prima volta una notte di due anni fa, accovacciata in un angolo dalla parte invisibile del confine. Capii subito che era una straniera perché potevo vederla e perchè sembrava essersi smarrita. Si guardava intorno con aria preoccupata, era già buio e, ovviamente, non poteva vedere nessuno.  Dovevo farmi notare, assolutamente… se non ci fossi riuscita con ogni probabilità non l’avrei mai più rivista. Mi sedetti accanto a lei, potevo percepire il suo respiro sulla mia pelle e lei poteva sentire il mio sotto forma di un venticello lieve che le accarezzava un ciuffo che le cadeva sulla fronte. I suoi occhi erano come inzuppati in un un denso inchiostro nero e riflettevano la luce di un lampione lontano rivelandomi alcuni segreti di cui non mi avrebbe di certo parlato. Ricordo che, guardandola, pensai che quella sera avrei provato a scansare la condanna di un desiderio inappagato. Per farmi vedere da lei, avrei dovuto oltrepassare il confine e trovarmi dalla parte visibile del mondo. Era pericoloso, l’avevo fatto soltanto un altro paio di volte e mai di notte, da sola.

Chi assume le sembianze di una donna non dovrebbe mai passeggiare sola al buio, così dicevano tutti.

La mia pareva essere una metamorfosi scomoda, eppure il corpo femminile che mi avvolgeva nel mondo visibile mi calzava a pennello come un abito su misura. Decisi di andare, di rischiare, di valicare la frontiera, soltanto il tempo di chiamarla e di spiegarle che con me non aveva nulla da temere. Tirai un respiro profondo e mi spinsi oltre il buio. Scout sussultò impaurita, per fortuna sembrava come pietrificata e non provò a fuggire. Certo doveva essere stato spaventoso per lei vedermi apparire lì vicino dal nulla, ma in fondo ero una donna come lei, così innocua ai suoi occhi che passai in pochi istanti dallo spaventarla all’esserle alleata.

Scout si presentò, mi tese la mano, la mia era fredda come il marmo, la sua calda e tremolante.

Si era persa, come immaginavo, ed oramai si era fatto troppo tardi per cercare la strada di casa.

“Fumi?”, mi chiese porgendomi una sigaretta.

“No…nel mio paese non fuma nessuno.”

“Qual è il tuo paese?”

“Beh, in realtà il mio paese comincia esattamente dove sei seduta tu. Sei appena oltre il confine”

“E come si chiama questo paese?”

“Non ha un nome. Qui niente ha un nome. Non abbiamo bisogno dei nomi, siamo invisibili.”

“Cosa?”

“Ti mostro, dammi una sigaretta.”

Lei mi passò una sigaretta. Io la accesi, poi passai dalla parte invisibile del confine e mi sedetti accanto a lei. Quello che vide subito dopo fu la mia sigaretta sospesa per aria e il fumo che si annidava nei miei polmoni invisibili formando dei vortici. Il suo sguardo sembrò dapprima spaventato, poi rincuorato.

“Sì, mi sa che sto dormendo…”.

Ci sarebbe stato poi tutto il tempo del mondo per spiegarle come stavano le cose. Nel frattempo mi accontentai di farla sentire come in un sogno…. e non era per nulla poco, essendo quello il nostro primo incontro.

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