Una Storia Senza Amore:

Miguel mi irrita, mi infastidisce, eppure ne ho voglia, sempre di più, sempre con meno poesia. Non mi sono mai sentita così se non nelle mie fantasie. Oggi l’abbiamo fatto in ufficio. Mi ha fatto impazzire e allo stesso tempo è stato orribile. Una parte di me avrebbe voluto fermarlo… non so spiegare, sto annegando in un mare nero che ho dentro forse da anni. Mi sento strana, ho voglia di gettarlo via come se fosse l’involucro di una caramella, di sbarazzarmene e vivere tranquillamente il resto della mia vita. Ma so che domani lo cercherò ancora, che impazzirò per averlo e poi mi sentirò vuota. Il sesso con lui  è come qualcosa che si mangia con gusto ma dopo ti lascia con  una carta sporca in mano.

Mi sento presa in giro quando mi parla d’amore. Dovrebbe aver capito che se è per convincermi ad andare a letto con lui, non ce n’è il minimo bisogno. Lo guardo mentre lavora, ha le spalle larghe, è alto, forte. Mi sento come un’asticella fragile che viene piegata dal vento. Sono stanca di lottare anche per le cose più piccole e insignificanti, voglio vivere in pace. Il sesso mi piace. Ha troppa forza su di me, mi trascina, mi travolge e poi mi butta via. Provo un sentimento fortemente ambiguo. Da un lato desidero Miguel come non ho mai desiderato nessun uomo. Dall’altro, vorrei lasciarlo in questo istante e andare avanti come se nulla fosse mai accaduto. Sesso appassionato ma no, amore no, neanche stavolta.

Lui sembra un bambino. Si muove con i suoi passi pesanti e tocca qualsiasi cosa, che gli appartenga o meno. Tocca tutto, mette le mani ovunque, non gliene frega niente di niente. So che per questo non lo amerò mai. Non mi piacciono le persone poco discrete, che se ne infischiano se qualcosa non gli appartiene e se ne appropriano senza chiedere. Come quando fa l’amore con me. Entra in una stanza, mi afferra come se fossi un oggetto qualunque, mi mette le mani addosso, mi strappa i vestiti e mi prende sulla prima superficie che trova. E io muoio dal piacere e al contempo precipito dentro me stessa. Deve sempre esserci un pizzico di violenza, di prevaricazione nel sesso perché io riesca a perdere il controllo.

Miguel dice di amarmi, mi affibbia vezzeggiativi agghiaccianti e mi telefona ogni sera per sentire la mia voce. Tutte bugie, lui l’amore neanche lo conosce. Ha lasciato la sua ragazza per me in neanche dieci giorni, giustificandosi dicendo di essere totalmente impazzito, senza possibilità di redenzione. Non l’ho visto lottare contro il sentimento nascente neanche un secondo, non l’ho mai visto tentennare davanti al pensiero della donna che diceva di amare da due anni. Farà lo stesso con me, se non lo farò prima io con lui. Con la differenza che io “ti amo” non glielo dirò neanche morta. In fondo un po’ di tenerezza me la fa quando mi guarda spaurito, con quegli occhi verdi che sembrano annaspare tra le sabbie mobili dell’incertezza ogni volta che mi dice che mi ama e non ottiene risposta. Per prima cosa non lo amo. Seconda cosa, non gli credo. Fuori dal letto (tavolo, pavimento, sedia girevole dell’ufficio) direi che non facciamo scintille. Parliamo poco,  senza intimità. Ma d’altronde per lui anche quella è semplice. Se la prende con la disarmante facilità con cui un bambino strappa baci e coccole e se la rigira tra le mani senza guardarla, senza conservarla, per il puro gusto di possederla. L’intimità per lui è da conservare intatta, non da scandagliare.

Le donne impazziscono per lui. L’accento straniero, gli occhi chiari, i ricci biondi e i racconti dei suoi mille viaggi “zaino in spalla”. Zingaro, ribelle, libero. Poi lo guardo e mi dico che, forse, con questo suo muoversi continuamente deve essersi perso qualcosa. Deve aver perso qualcosa. Quando mi prende in quel modo così ingenuo, guidato da un desiderio più forte di lui mi fa tenerezza. In quei momenti sento chiaramente che gli manca qualcosa, forse quella sovrastruttura che si forma con gli anni quando hai sofferto almeno un po’ per amore. Amore vero, quello che tieni dentro per anni, per la stessa persona, quello che in fondo sai che in un certo senso non finirà mai. Sarà anche andato a letto con un numero inimmaginabile di donne, ma si sente fin troppo bene che il suo cuore è vergine come quello di un bambino.

Spesso quando con una mano gli accarezzo il petto sento come un cavallo impazzito che vuole schizzare fuori dal suo corpo. Come una vergine di altri tempi che arriva alla prima notte di nozze inesperta e con la testa piena di racconti e raccomandazioni scioccanti sul sesso. Ecco, così mi sembra lui quando mi guarda. E non è amore. È la verginità che vacilla.

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